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Icona no 69
Formato : 50 x 40 cm.
Tavola in tiglio
Tempera. Aureole e fondo dorati con foglie d'oro.
Elementi dell'icona
Il Bambino è l'elemento centrale dell'icona della Natività.
La grotta non è menzionata nei Vangeli. Il primo a menzionarla fu San Giustino. Sant'Ireneo vede in questa grotta della Natività una prefigurazione della discesa di Cristo agli inferi. Pertanto, la grotta, presente in molte icone, ricorda allo spectatore la realtà della "valle oscura della morte" (Salmo 23:4), cioè il peccato. Nell'icona della Natività, assume il significato particolare della kenosi divina: Dio ha voluto assumere la povera condizione umana per reconducirla a sé.
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Nell'iconografia della Natività, la culla assume l'aspetto di una tomba, di un altare, o talvolta di entrambi, senza essere chiaramente definita. Se si tratta di una tomba, la culla significa che Cristo è nato affinché, attraverso la sua morte, fossero vinti la morte e il peccato. Se si tratta di un altare, prefigura il sacrificio di Cristo per la redenzione dell'umanità.
Il bue e l'asino (nelle icone russe, l'asino – sconosciuto in Russia – si trasforma in cavallo) sono raffigurati solo a partire dal IV secolo. Hanno ricevuto diverse interpretazioni. Nel IV secolo, l'asino era considerato un simbolo dei Gentili, mentre il bue era visto come simbolo di Israele. Nel V secolo, nel Vangelo dello Pseudo-Matteo, troviamo un'interpretazione, adottata dai testi liturgici, che si ricollega a Isaia: "Il bue conosce il suo proprietario e l'asino la mangiatoia del suo padrone" (Isaia 1:3). Si può anche pensare alle parole del profeta Abacuc: "Tu ti manifesterai in mezzo a due animali." (Abacuc 3:2)
Il rosso scuro del mantello di Maria ricorda il colore regale della porpora della corte bizantina. La dignità della Madre di Dio è ulteriormente sottolineata dai ricami in oro, e in particolare dalle stelle disposte sul suo capo e sulle sue spalle, che simboleggiano la sua verginità prima, durante e dopo la nascita del suo divino Figlio.
La semisfera, dipinto con sfumature progressive di blu – il colore della trascendenza – per esprimere il suo mistero insondabile, rappresenta la divinità.
Il raggio esprime la discesa descritta dal profeta Isaia: "Ah, se tu squarciassi i cieli e scendessi!" (Isaia 63:19). La Stella di Betlemme ha otto punte, promessa dell'ottavo giorno, il giorno della Resurrezione secondo i Padri della Chiesa.
Tratto dalle opere di Padre Egon Sendler.
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